Criticò il ddl Sicurezza a un evento dei No Ponte: il Csm archivia la pratica di trasferimento contro il pm Musolino

di Lucio Musolino

Fonte: Il Fatto Quotidiano (Csm archivia trasferimento Musolino)

Aveva criticato le norme repressive del ddl Sicurezza a un evento organizzato dai comitati contro il Ponte sullo Stretto, parlando di “criminalizzazione del dissenso” e della necessità di gestire e governare i conflitti. Per questo motivo Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario della corrente progressista Magistratura democratica (Md), è arrivato a rischiare un trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale. Mercoledì però il Consiglio superiore della magistratura ha archiviato a maggioranza – con 18 voti a favore, cinque contrari e due astenuti – la pratica nei suoi confronti, aperta su richiesta delle consigliere laiche di destra Isabella Bertolini (ex deputata berlusconiana, eletta a palazzo Bachelet in quota Fratelli d’Italia) e Claudia Eccher (storica avvocata del leader leghista Matteo Salvini, scelta dal Carroccio). Approvando la proposta della Prima Commissione, il plenum dell’organo di autogoverno ha definito le parole di Musolino “un’espressione del diritto di manifestazione del pensiero nell’ambito di un più ampio dibattito pubblico su norme innovative, da cui non possono farsi discendere profili di appannamento dell’immagine del magistrato” tali da non permettergli più di operare serenamente a Reggio.

Nella richiesta di apertura pratica, Bertolini ed Eccher ricostruivano la vicenda sulla base di un articolo di Libero, dal titolo “Toh, una toga rossa a un evento contro il governo“. E accusavano Musolino di aver partecipato a un dibattito “avente una spiccata connotazione antigovernativa” con affermazioni “di contenuto politico”, violando addirittura “i principi costituzionali di imparzialità e indipendenza“. Per la maggioranza degli altri consiglieri, invece, l’evento aveva “natura tecnico-giuridica” e “involgeva tematiche sociali e ambientali ritenute di interesse ed esaminate nel corso di un’occasionale condivisione di spunti di riflessione sulle scelte legislative del governo”: pertanto, conclude la delibera, “non si ravvisa alcun rischio di concrete ricadute pregiudizievoli sull’esercizio delle funzioni giudiziarie da parte del magistrato”. Nella richiesta si chiedeva anche di trasmettere gli atti alla Procura generale della Cassazione per la valutazione di “eventuali profili disciplinari“: al momento non risultano avviate azioni disciplinari a carico del pm.

 ⁠L’archiviazione è arrivata al termine di un dibattito in plenum durato oltre un’ora e mezza: i laici di centrodestra hanno votato contro, insistendo sulla presunta inopportunità della riflessione di Musolino. Astenuti la prima presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano – membro di diritto del plenum – e il consigliere laico in quota Movimento 5 stelle Michele Papa. “Il dottor Musolino ha la possibilità di manifestare il suo pensiero, però se manifesti il tuo pensiero come cittadino è opportuno che tu eserciti le tue funzioni di magistrato in un’altra sede. Se io vado alle manifestazioni “No ponte”, non esercito a Reggio Calabria. C’è il rischio che qualcuno possa pensare un domani che la magistratura non vada solo riformata, ma vada addirittura rifondata”, ha detto Enrico Aimi di Forza Italia. Secondo la consigliera Bertolini, “se il progetto del Ponte andrà avanti noi avremo decine di procedimenti che apriranno la procura di Messina e la procura di Reggio Calabria” e quindi un problema di incompatibilità “potrebbe sussistere“. Claudia Eccher invece ha stigmatizzato un presunto presenzialismo dei pm sui gionali: “Nell’ultimo anno in rassegna stampa il suo nome compare più o meno trecento volte. E questo non ha a che fare con la politica? Ha un’esposizione mediatica degna di un ministro, di un capogruppo parlamentare, di un eurodeputato”.
I togati, in particolare quelli progressisti, hanno invece difeso il collega sottolineando il valore intimidatorio della minaccia di trasferimento: “Noi abbiamo molti magistrati opinionisti, che vanno in televisione o nei social media al pari del collega Musolino. Sono sicuro che nei loro confronti non sarà aperta alcuna pratica, ma viene aperta nei confronti di chi viene definito con questo titolo spregiativo da Libero “toga rossa”. C’è una simbologia ben precisa su questo”, ha detto Marcello Basilico, della corrente di Area, rispondendo a Eccher. “Il termine “toga rossa”, che era stato dimenticato per molti anni, è tornato in auge, e oggi nella comunicazione all’opinione pubblica ci sentiamo parlae di credibilità. Ma chi pregiudica questa credibilità? Il dottor Musolino andando al convegno in cui parla di criminalizzazione del dissenso o chi reiteratamente utilizza strumenti comunicativi o giuridici che non dovrebbero essere utilizzati?”, ha chiesto.
Come esempio del “doppiopesismo” del centrodestra, poi, il consigliere Marco Bisogni del gruppo “moderato” di UniCost ha ricordato un intervento di Alfredo Mantovano, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che qualche anno fa, da magistrato di Cassazione, si era spinto a definire “liberticida” il ddl Zan contro l’omotransfobia: “I magistrati hanno il diritto di intervenire sulle norme tecniche, proiettandone anche evidentemente le loro conseguenze dal punto di vista sociale e pratico. Lo ha fatto in questo caso Musolino. In precedenza, l’hanno fatto altri magistrati che poi hanno avuto storie politiche che tutti noi conosciamo e non abbiamo bisogno di evidenziarle”, ha affermato. Il caso di Mantovano è stato citato anche da Mimma Miele di Md, che ha denunciato come gli esponenti del centrodestra fingano “di dimenticare casi di autorevoli altre toghe che hanno assunto funzioni politiche e poi sono tornati nei ranghi alti della magistratura. Eppure nessuno mai ha dubitato della loro imparzialità pur avendo assunto loro posizioni squisitamente politiche“.
“Oggi abbiamo compreso che è impossibile pretendere dai magistrati italiani riserbo e sobrietà quando parlano in pubblico”, scrivono Bertolini ed Eccher in una nota commentando l’esito del voto. Il Csm non ha colto l’assoluta inopportunità della condotta di Musolino che mina in radice il principio costituzionale di terzietà ed imparzialità del magistrato. Anzi, durante il dibattito in plenum abbiamo addirittura ascoltato da alcuni illustri magistrati che “è un bene che si sappia quali siano le idee politiche del magistrato” e che non bisogna quindi farne mistero. Peccato solo che i cittadini non possano scegliere da quale magistrato farsi giudicare”, attaccano. Dalla politica interviene il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri: “Archiviando la pratica su Stefano Musolino, il Csm anche in questa edizione conferma di essere il luogo in cui, nonostante la buona volontà di molti, regna l’impunità della casta togata imposta da troppi. Altro che riforma, servirebbe una vera rivoluzione democratica per far emergere un principio di responsabilità anche in quei mondi”, afferma.